Senza Parole, un silenzio che racconta …

Osservando il silenzio, una voce, illumina il tuo sguardo e ti vedo in piedi ad ascoltare un raggio di sole, che disegna uno spicchio di mare, qui seduta sulla spiaggia dei ricordi, dove c’è ancora, chi può capire.

Eppure, non sempre, si riesce a giungere alla meta, non sempre, si riesce a capire il perché, quello sguardo resta muto, immobile, opaco, irriverente.

Ci sono occhi che aprono l’infinito, altri che chiudono l’obiettivo della telecamera e resta solo il buio, la paura, il non senso.

Il non senso, ha il colore della distruzione, del grigio cupo, del fuoco, dell’assenza, vuoto, sfinimento, come la guerra, che non ha colori ma fumo, spettri, nuvole nere e cupe di veleni che ti soffocano.

Grida soffocate, lacrime vuote, senza gocce di memoria, allucinazioni, impossibili scene da guardare, da capire, da scrutare, solo corpi senza vita, plastica, morte.

Gesù per il poeta Giovanni Pascoli, è trama della sottilissima e suprema intelligenza, di chi ama, oltre se stesso, il prossimo come se stesso, nella completa misericordia compassionevole per i fanciulli.

Una luce che schiude un’infinito, una croce, un punto centrale, un’incrocio, un punto focale che tutti unisce indissolubilmente. 

Una sensibilità profetica e rivoluzionaria, Gesù accarezza la testa del figlio di Barabba, pur sapendo, che sarà salvato,  mentre lui ,disconosciuto Profeta.

Campi di grano, spighe, con i chicchi di grano, destinati a morire, per portare frutti, la volontà del Padre, è lui il seme. 

Il cielo è il vero campo del raccolto abbondante e il messaggio qui allarga braccia gigantesche come l’amore e una croce appare davanti al cammino…

Con voce sommessa, Gesù prende il bimbo, figlio di quell’uomo, sui suoi ginocchi, nella poesia, accarezzando la testa del figlio di Barabba,  si sottomette, alla volontà del Padre, facendosi uno, con l’Amore del Padre,  attraverso il figlio.

Questo gesto, di chi aiuta il prossimo, senza falsa ipocrisia o soccorre il malato e bisognoso, accudisce i feriti o accarezza i morti, con atto di commiserazione e dolore profondo, compie un profondo gesto di grande amore, senza parole, benedizione, nel disarmante gigantesco, amore divino, nel reale.

Compiere un atto d’amore senza volere nulla in cambio, ma prendere atto che la vita continua e non finirà,  una riconciliazione, la speranza di una rinascita nei cieli.

Guarda caso il granaio del mondo sotto il tiro di cannoni, geme, siamo tutti senza pane, senza farina, senza pasta, se la guerra impedirà di produrre grano.

Cum grano salis, chi più ne ha, più ne utilizzi in questi tempi grigi, dove la cattiveria impera sovrana, tra i più.

Il giallo del granoturco, un inno alla vita, il colore del sole,, della vitamina C, come nota  gialla MI, che sale al cielo e attraverso il sol diesis, entra ed esce nel nostro pensiero, creando estasi e passioni inimmaginabili, una nota centrale della scala musicale, che direttamente entra nel colore violetto della nota SI, quasi per affermare la vita, per sostenere la visione di ciò che carica il nostro pensiero e come pulsazione, lo addormenta al tramonto, per il giusto riposo della vista che se troppo accesa, causa oscurità.

Ma le parole sono forme, sono colori e linee che pochi sanno riconoscere, sono note e musica che percepiamo e sappiamo riconoscere, se leghiamo la nostra percezione sensibile con le nostre emozioni, l’unione di diverse discipline, facenti parte dello stesso universo percepibile.

Ma non tutti possono vedere e capire, perché? La parabola del seminatore, spiega che ci sono diversi modi di sentire, quindi chiusure del cuore e della mente, difficilmente sanabili, forse chi vorrà potrà, la volontà gioca un ruolo sempre molto importante, il volere credere, che regala la fede.

Ma il peggiore nemico è la falsità, che vuole confondere ed oscurare la verità, cambiare, sottrarre, allo scopo sadico di torturare e fare del male alle anime semplici e pure, anziché porgere una mano, un aiuto concreto, ma preferire di giudicare dall’alto, senza interlocutore: I bambini violati, le famiglie vessate,  tutto ciò che ruota intorno all’aridità del cuore, alla violenza in genere, alla guerra, oscura la vista, acceca, rende ciechi.

Si la vista, questa sconosciuta conoscenza, che attinge al nostro inconscio, che spesso non riesce a comunicare, una mancanza di luce, di contatto, di parola, di voce.

Una società dove i colori servono per guadagnare e fare pubblicità, ovunque sia possibile, ecco a cosa servono le parole, per farsi ammirare, con l’ambizione dell’apparenza, vuota e senza contenuto, mancante di conoscenza, di sostanza, di voce viva.

Dove abbiamo sbagliato? Tenendo ben presente la nostra memoria storica, abbiamo lasciato andare i fili del buon senso comune, così che fili si uniscono ad altri fili, meno genuini, duplicati, clonati, non originali.

La vista… quella più interiore, la filosofia della vista, quella è stata abbandonata, non valutata a sufficienza.

Sembrerà strano ma la vista, c’illumina e ci guida, è il primo senso, come l’udito, che ci orienta dai primi stadi embrionali, in quanto l’endoderma o prima formazione del sistema nervoso, un canale che dovrebbe sempre congiungerci, pensiero parola, luce, suono, colore.

Non a caso le malformazioni o malattie genetiche e quelle che riguardano la vista, sono segnali evidenti, di un difetto nella modalità di trasmissione dell’immagine, con la quale la vista stessa, entra in contatto con il pensiero, tra visibile ed invisibile. 

Ovvero probabilmente, il punto di contatto focale, dell’immagine deformata o modificata dal difetto visivo, nella forma (Astigmatismo) o nel colore (Daltonismo), quindi  tra il conscio e l’inconscio, potrebbe spiegare anche la forma mentis, le modalità di trasmissione del pensiero, relative alla persona, proprio considerando i suoi limiti, che potrebbero coincidere con le caratteristiche della propria vista.

Per assurdo, una vista perfetta, potrebbe non corrispondere ad una perfetta visione, così come un difetto visivo, per compensazione, potrebbe colmare una lacuna esistenziale e quindi risultare positiva da altri lati. 

Nella prima infanzia è molto importante curare nei bambini i difetti visivi, che potrebbero essere una guida, che anticipa, alcune modalità sbagliate di vedere la vita e di pensarla.

Insomma curare la vista, non a caso col laser, che sono fasci di luci colorate, è un sistema complesso che cura e potrebbe aiutare a meglio comprendere il meccanismo della vista e del pensiero, conseguente,  sconosciuto ai più.

Allora incominciare a ragionare sull’arte e i colori, sulla parola e la musica, su questioni tra il visibile e l’invisibile, potrebbe riportarci sulla buona strada della percezione istintiva, del nostro inconscio e ritrovare perché no ? Un mondo d’amore