La vita, ci parla attraverso lo sguardo, vediamo il mare, il nostro mare, si, quello che attraverso le onde, unisce i nostri pensieri, onda su onda, così piano piano… attraverso le poesie, possiamo immaginare… La poesia di Giovanni Pascoli “Mare” tratta da Myricae… “M’affaccio alla finestra … e vedo il mare”… sarà una vera finestra d’una casa sul mare o la finestra del nostro inconscio ? Possiamo ad occhi chiusi immaginare dentro ai ricordi, lo specchio d’un mare calmo, silenzioso, argenteo, quando la luna illumina la scia, di un pensiero che si confonde con l’onda già passata, allontanandosi all’orizzonte, la luna che si rispecchia, quando il tramonto ha lasciato il posto alla notte… e comincia il sogno: “vedo onde passare, stelle passare”, tutta la mia vita, amore, gioia, dolore, speranze, che vanno e vengono… finchè un guizzo d’un onda mi risveglia e un sospiro nuovo fa battere il cuore… un nuovo orizzonte, un nuovo perchè.
Ma questo mare, che accoglie nel suo cuore, chi ha perduto la meta, chi si è trovato nella tempesta, naufraghi di ogni tempo, dei nostri tempi, dei nostri giorni, dove tra il plancton, affogano nella plastica, i pesci , ormai bionici, o i corpi dei naufraghi disperati, spariti nel nulla, nei fondali, tra rottami di barche affondate. Non più barche di pirati, pieni di casseforti o tesori nascosti, ma scrigni di una memoria immemore dei nostri giorni. Eppure il nostro mare ci chiama con la sua voce profonda ed incessante, note musicali che il cuore accoglie, una canzone viva, sempre più sonora, cerca di comunicare la sua anima, a chi sa capire, alla nuova umanità risorta.
E la notte che ci convince ad insistere, perchè le stelle ci chiamano, ruotano intorno a questo infinito, per raccontarci qualcosa che in fondo al cuore batte, una frequenza, che un elettrocardiagramma potrebbe tradurre in parole, raccogliendo sillabe perdute, parole di marinai dimenticati, che come una ghirlanda, formano nodi di marinai, reti, fili d’oro appena addormentati. 

Gloria Fuzzi