Il libro

Un libro, pagine aperte che il vento sfoglia…Ecco il sogno, tre di notte … di fianco  a me, mentre dormo,  un uomo sfoglia un enorme libro, non solo parole, forse un canto silenzioso, dove di solito si legge la musica,  ma pagine su pagine. Dormo, vedo le pagine scritte, senza leggere, ma solo il movimento del suo parla re, sorridere, sfogliare velocemente le pagine, vorticosamente, senza parole, senza suono, solo il pensiero, ma intuisco qualcosa, osservo la scena, che spesso ritorna viva, come se fosse una realtà e non un sogno, ma senza ricordare i contenuti e i messaggi.

Ripenso ora, alla poesia che ho musicato, Il libro, dei Nuovi Poemetti, di Giovanni Pascoli, solo al risveglio riesco ad associare al sogno, 15 agosto 2005, ore 3, il ritratto del poeta, che nella notte arriva: un uomo, un  professore, capelli brizzolati, arricciati, occhiali tondi da vista e si china sul letto, mi guarda sorridendo e mi appoggia un libro sulle coperte… grandioso era proprio Lui ! Continua il sogno e si ripete l’immagine dello sfogliare gioioso con enfasi, del professore, che parla, sorridendo, apre le pagine con grande velocità, senza parole, non riesco a capire il messaggio, ma la sua felicità,  mi  comunica un grandissimo entusiasmo.

Ho sempre pensato fosse un sogno medianico, in quei giorni si compiva il 150 ario della nascita del mio prozio. Ripensando a quell’immagine o presenza del Professore, che continua silenziosamente a parlare,  senza arrendersi, sento una forte emozione, mi entra nella mente, mi afferra in un turbine di parole, di colori, di suoni, di desideri, che mi lasciano nel cuore, solo una sensazione d’amore, mista a brividi, ma anche una febbricitante paura.

Quale era il messaggio?  musicare la poesia “il libro” di Giovanni Pascoli? Era proprio l’anima del poeta? Un libro gigantesco, un timore strano, inspiegabile, forse per la mole , faticosamente si riesce a tenere tra le mani.

Pagine di pergamena ricamate, da antichissimi amanuensi,  colori diversi, infiniti argomenti come la vita,  omelie che restano solo nella mente, come nelle chiese, il grande libro, il pulpito, la bibbia, tutto lo scibile… scritto con caratteri strani, cubici, allungati, tanti linguaggi, canti, frasi, pensieri che attraversano secoli e secoli, paesi e paesi, mari, cieli orizzonti paludosi e montagne gigantesche, messaggi, parole scritte poi cancellate, storie che non si possono raccontare se non a metà, città perdute per sempre, rovine e nuove città, sorte quasi dalla polvere del tempo, dalla forza del pensiero che nuovo, rinasce, secolo, dopo secolo, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Il tempo, intona ritmi che sconvolgono, aprono, ritardano, saltano, scavalcano, sorvolano, ali aperte, voli intonati al ritmo della musica, 

musica che la quercia nasconde tra le fronde, lascia andare piano piano,  quando il vento alita, 

quando il vento la percuote, con le sue ali che ondeggiano, appoggiano pagine di ricordi, anime, al vento, uscite come pensieri all’improvviso e lui guarda:

– Appoggiato con le pagine al vento

È sull’altana, aperto, il libro, pagine aperte, che si aprono e si richiudono ritmicamente, al vento di tramontana, nell’inverno biancastro, parla, parla, ride, pensa, ripensa, e  le fronde della quercia, rinascono nel pensiero, ripopolano il bosco della vita. 

Viveva nella sua selva sonora, poi si è rivolto al senso, quello che pensa e rimuove la polvere, costruisce pagine, foglie al vento, raccolte …nella notte …

E quel libro antico… eccolo, aperto, sembra ascoltare

Il tarlo che lavora, e sembra una presenza, un qualcuno,

Che arriva da un luogo non certo … arriva dal tremulo uscio cui 

tentenna il vento, delle montagne, 

il vento del deserto.

Un’indefinibile presenza, un fantasma, il nostro linguaggio, il modo di comunicare, attraverso il tempo, attraverso il senso, perduto per sempre, ritrovato a volte.

Sortì d’un tratto, quel qualcuno, venuto per capire, con un lento sfogliare il senso, nel tempo, per 

cercare, come un tarlo, muove, e se ne ode 

Il crepitare leggero delle carte invecchiate dal tempo, corrose e bruciate, perdute per sempre.

L’uomo non vedo, io lo sento, invisibile, la come il  

pensiero…. E sfoglia ancora le contorte pagine e torna

Ad inseguire il vero, la verità.

Ebbene e sempre n’odo il crepito arido tra un aliar di tuoni come di chimere

Un uomo è la che sfoglia dalla prima carta all’estrema….

Rapido e piano va dall’estrema a ritrovare alla prima

Poi nell’ira del cercare suo vano,

Volge i fragili fogli a venti a trenta a cento

Con l’impaziente mano

Sosta trovò

Non gemono le porte più

Tutto oscilla in un silenzio austero

Sfogliando le pagine a venti, trenta , cento e

Nel suo cercare

E rosseggia il cielo 

Tra un aliare quasi di sirene 

Quella quercia , 

ancora esercitata 

Dalla tramontana

Ma l’uomo non c’è, non si sente, 

invisibile come il pensiero….è …onda del pensiero,

che naviga nel mare della gioia e quello del dolore,

Eppure Davide Rondoni, poeta Romagnolo, ha eseguito una rappresentazione teatrale al Comunale di Bologna ed ha mimato la scena del libro, con danze e musiche classiche che onoravano il poeta Giovanni Pascoli, uno spettacolo stupendo, unico.

Nel Diario e Cantadiario, edito da Capelli, Mete Editore,  avevo musicatola poesia ” Il libro”, nel canta poesie e canta diario, che avevo pensato per le scuole, con la base sulla quale potere ricantare la poesia, qualcosa è rimasto, con tutte le altre idee, laboratori, racconti che ho proposto. Infinito e poesie … con Pollicino, Capuccetto Rosso, Ulisse e Penelope… oppure L’esibizione a Venezia,  Notte Alba Tramonto… tre cd, con libretto teatrale .

Li avevo fatti ascoltare a Casa Pascoli, a tanti amici e colleghia tanti,  tante idee…

… eppure Pascoli, continua a sfogliare ancora il suo libro e ancora  mi sveglia…  Si l’unico senso unico che all’incrocio tra tante strade è ancora in attesa, mi conforta , non posso lasciare andare quel filo, un pò come Penelope, un pò come una donna, che vede oltre, oltremare, come linea mossa che segna il confine, che si faccia onda, frequenza sonora, un’armonia fino alla corsa del fiume, tra i ponti delle nostre illusioni, storie fantastiche, scritte solo nel cuore.

Aspettando una neve che copra questo velo di dolore, leggo i tuoi pensieri che vanno e vengono, come nuvole che partono sopra ad un mare agitato, per raccogliere il senso del navigare, oltrepassando povere storie fatte di pensieri veri nati per noi. 

Questa libertà, vera solo nella nostra mente, quel luogo tra la realtà,  dove conscio e inconscio si uniscono, che sia rispetto, tra diverse opinioni, valutazione in assoluta serenità,  senza un dovere di coscienza ben preciso,  anche se oggi questo  trauma investe l’arte, l’arte si traveste e si trucca a festa, per accettare, senza parole, il verdetto, disumano, perchè esula dalla verità, costringe, senza mettere le catene, abbandona il  pensiero, sopra un isola deserta,  continua a creare … per giungere nel punto in cui l’incrocio è solidarietà.