Collage surrealista

Il mio tentativo artistico di definire un collage, tendeva a dimostrare che nella realtà ristretta di Einstein, dal punto zero o infinitamente piccolo, al grande insieme, questione di stile o di libertà, forse più di poesia, un collage, liberava delle forme chiuse del pensiero, aprendole al mondo esterno, quindi direi.

Utilizzando forme, immagini simbolo, si poteva tendere a costruire, un’insieme che in sé rappresentava: il soggetto, il verbo e il complemento a cui tendeva il fine della frase.  

Un gioco che rideterminava le figure letterarie, metriche del parlare, accostandole al colore, nota musicale, forma, ritmo, un pò quello che facciamo quando scriviamo una lettera d’amore.

Infatti quando si ama, si ritorna un pò fanciulli, rivedendosi ex post, sembriamo a volte un pò ridicoli e non credibili, ma in fondo l’arte moderna tende alla ricerca di una metafisica, quindi d’illuminare il buio, o meglio la zona grigia, che dal nostro cervello, diventa l’incognita che avvolge il 94% del nostro mondo invisibile.

Solo andando a cercare questa luce invisibile, riusciamo ad intravvedere il buio che c’è nella nostra vita, per fare spazio alla vera luce, quella che ci accoglierà dopo questa vita.

Uno spazio che occupa un punto, che diventa poi infinito, un pò come entrare da una porta e ritrovarsi in uno spazio aperto, come entrare in una caverna, cercando l’uscita, in un tunnel che può riportare la luce, un mondo d’amore, come quella salvezza, che solo la grazia riesce a spiegare, senza parole, ma solo col pensiero più profondo, spesso inconscio, che come un fantasma vaga nel tuo intimo per raccontarti un sogno, che speriamo, in fondo al fondo, sia vero.

Un modo di ragionare che aiuta a capire in fondo che la poesia, libera ogni forma del pensiero, possibile, un anagramma di luci che un architetto riesce a definire, un architetto che non ha limiti umani, ma celesti.

Un grande oceano, un cielo immenso, un mare pieno di onde, un lago chiaro, dove solo chi ama sa riconoscere, il senso della vita; ci vuole molta fortuna o molta fantasia, forse, molti sorrisi e molta grazia per vedere oltre il visibile dei nostri attimi, per sentire la voce del cuore che diventa arte; infinita onda che raggiunge i diversi punti del pensiero, per unire il cuore al desiderio, al senso, che crea un quadro o una poesia d’amore, comunque sempre unica.

 

 

 

 

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